sopravvivere alla realtà... consigli inutili di andrea morelli
Trentottesimo consiglio
Prima di coricarvi, ascoltate "Summa for strings" di Arvo Part. Ripetere per almeno tre volte.
Lacrime di Roger/2
Pur avendole tentate tutte per non vincere il Roland Garros, questa volta è andata bene. Raggiunto Sampras a quota 14 dunque, con molte possibilità di fare meglio da parte di un giocatore ancora giovane e in ottime condizioni fisiche (lui vinse il quattordicesimo titolo a 31 anni). Storico ingresso nel sestetto dei giocatori che hanno vinto almeno una volta tutti e quattro i titoli. L'ultimo era stato giusto dieci anni fa Agassi che oggi ha consegnato la Coppa dei Moschettieri al vincitore. Larime di gioia, quindi.
Addio, Cole
In uno dei miei film preferiti, David Carradine interpreta Cole Younger, il bandito confederato che insieme ai fratelli James costituì una delle più temibili bande della storia del West. Ne "I cavalieri dalle lunghe ombre" (The long riders, 1980, regia di Walter Hill) Carradine è magnifico nell'interpretare un certo modo di essere fuorilegge e combattente devoto e inossidabile per una causa persa. La sua "ghigna" nel disprezzare i nordisti e gli ex amici che lo abbandonano dopo l'ultima rapina andata male è la ciliegia sulla torta di un film girato e recitato da maestri. Uno dei migliori western di sempre. I magnifici "ralenti" che omaggiano il genio di Peckinpah e il suo Mucchio Selvaggio, ( ampiamente copiati da John Woo, anni dopo) immortalano una delle più grandi facce del cinema americano. Famoso per la serie tv diventata un culto, "Kung fu" e per essere il perfido Bill nei due episodi di Kill Bill di Tarantino, Carradine ha lavorato con Scorsese e Bergman. Ricordiamolo così: al galoppo verso la sconfitta.
Sorpresona
Da circa cinque minuti Rafael Nadal non è più il padrone del Roland Garros. Non aveva mai perso in questo torneo. Oggi si. (R. Soderling def R. Nadal 6-2, 6/7, 6-4, 7-6)
Benjamin per tutti
Gli emblemi ritornano come merci.
La tradizione degli oppressi ci insegna che "lo stato di emergenza" in cui viviamo è la regola.
C'è un quadro di Klee che s'intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L'angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l'infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle , mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta.
Rassegna stampa
Molto dispiaciuto della vicenda Gasquet, mi avvicino al chiosco dei giornali per rendermi conto delle mazzate che il povero "braccio d'oro" francese riceverà da certo giornalismo sportivo finto, fintissimo-bacchettone. Compro due quotidiani nazionali, quello dove pubblica il vecchio "scriba" del tennis, la Stampa dell'ottimo Semeraro e la Gazzetta. Entro al bar e occupo un tavolo, gettandoci sopra le chiavi dell'auto e i giornali. Vado a ordinare qualcosa da mangiare. Fatto l'ordine alla ragazza dietro il banco, torno al tavolo: la Gazzetta è sparita. Mi guardo intorno e vedo un signore due tavoli oltre il mio che pranza beatamente, sfogliando e sgualcendo il mio non più intonso giornale. "Scusi", faccio..." il giornale è mio... l'avevo lasciato su quel tavolo..."
Mi guarda a malapena: "il giornale è di tutti, ora lo leggo, poi glielo passo..." e riprende a mangiare. Immagino pensi che sia il quotidiano del bar, anche se, ripiegato insieme ad altri due giornali e con cose personali deposte "sopra" a mò di guardia, qualche dubbio sulla proprietà avrebbe dovuto sortirlo. Insisto:
"Volevo dire: il giornale è mio, nel senso che l'ho comprato poco fa in edicola, non è del bar, e gradirei leggerlo ora..."
"E allora...! esclama... "neanche un attimo... tenga, tenga...", mi risponde scocciato come se subisse un abuso. Alza il piatto e spinge via il quotidiano già deflorato da recenti schizzi di ragù. "Credevo ne leggesse uno alla volta", sibila alle mie spalle mentre vado verso il tavolo. Tutto il bar pensa che io sia "lo" stronzo.
Tutto d'un pezzo
Forte, quel telegiornale: per anni, durante il 25 aprile, complice l'assenza del nostro beneamato premier, aveva relegato la notizia delle celebrazioni al quarto o quinto posto, subito prima dello scippo alla "signoramaria". Oggi che il beneamato presenzia: titoli e prima notiziona, inviati sul posto che spiegano nei dettagli le "eroiche battaglie partigiane", interviste ai sopravvissuti delle stragi nazifasciste e dichiarazioni monopartisan di tutto il ceto politico che in quei tempi di scelte durissime avrebbe sposato la causa dell'"armiamoci e partite". Evviva la festa della liberazione, evviva la libertà!
Ora: Zero
Da ballardiano di vecchia data sono affranto. Il signore inglese che ha descritto e anticipato tutto quello che siamo e che diventeremo non c'è più. Ha predetto anche la sua morte, parlando della malattia che lo affliggeva da tempo nell'ultimo libro autobiografico"I miracoli della vita". Mentre scrivo queste note ho tra le mani il primo libro di James G. Ballard che comprai. Era il Natale del 1981 e già cercavo di frenare il tempo con l’aiuto dei libri. Insieme a qualche fumetto Marvel acquistai anche il numero natalizio di Urania. A quei tempi facevano uscire in concomitanza delle feste un volume con la copertina argentata, anziché la classica bianca, che riuniva più opere dello stesso scrittore. Una strenna a buon mercato per gli appassionati di fantascienza: Urania Natale. Lire 1500. La copertina riporta il contenuto: 1 romanzo e 10 racconti. I titoli: Ultime notizie dall’America e Ora zero. Proprio la nota in copertina relativa a quel racconto mi convinse all’acquisto: “i racconti di Ballard sono sempre sconvolgenti e traumatizzanti, ma quello che da il titolo alla raccolta qui inclusa potrà avere effetti ancora più drastici. Si consiglia quindi vivamente di leggerlo per ultimo onde non rischiare, dopo averlo letto, di non essere materialmente in grado di leggere gli altri.”
Mi fu impossibile resistere e corsi a casa per sprofondare dentro il mio primo inferno ballardiano.
Quel racconto freddo e spietato come l’inverno dell‘81, scritto in un modo semplice e classico, è un esempio magistrale di come Ballard analizzi e traduca i desideri malvagi che ognuno di noi ha.
Lessi velocemente il racconto e alla fine restai in silenzio guardandomi intorno. La mia camera, i libri, lo stereo con gli lp sparsi intorno, il poster di J. McEnroe che aveva da poco vinto il primo Wimbledon.
Pensai: e se questo tizio facesse sul serio? Morirò presto? Restai in attesa, poi capii che quello scrittore mi aveva fregato. Lo conoscevo da poco, e me l’aveva fatta. Ero la cavia ideale: giovane e deviato, pronto a vivere il futuro nel modo peggiore possibile.
Non starò a ricordare i tanti titoli di Ballard che valga la pena di leggere: tutti. Trovateli. Sparsi per tante case editrici, spesso mal tradotti, ma fondamentali.
A volte mi chiedono: “se potessi scegliere, come quale scrittore vorresti scrivere?” Chi mi conosce potrebbe dire Bernhard, o Celine magari. DeLillo anche. Sono felice di aver incrociato nella mia vita “il Voyage”, “Gelo” e “Rumore Bianco”, sarei stato molto peggio senza di loro. Moltissimo.
Ma a quella domanda risponderei: “ come Ballard…, vorrei scrivere come James Graham Ballard e ammazzarvi tutti!”
Incredibile ma vero
Al torneo di Montecarlo Roger Federer è stato sconfitto da un tennista svizzero...
Compleanno
Aprile è il mese più crudele, genera
Lillà dalla terra morta, mescola
Memoria e desiderio, stimola
Le sopite radici con la pioggia primaverile...
Evento franoso in atto
Nelle amicizie, salvo rare e per me (fortunatamente) preziosissime eccezioni, sono sempre lo sfruttato, il precario. Quello che dà. Usato come si usa un motore di ricerca o un consulente di coppia. Ho salvato matrimoni, trovato lavori, consigliato libri risultati "decisivi" (pessima definizione), film sconosciuti ("grande Andrea! grazie... è un cult...!") e musica fantastica ( diffidate da chiunque vi dica: "te che sei un esperto...") a gente che non lo meritava e che pensavo amici. Niente. Non mi è tornato niente. Soltanto il classico: "che fine hai fatto? Non ti fai mai sentire.." detto da qualcuno incontrato per caso dopo mesi di silenzio, che pensa all'attacco come miglior difesa. Da ora in poi mi farò pagare.
Nel sonno
Un coro di voci bianche intona il terzo atto di "the Photographer" di Philip Glass. Io dirigo. Enormi altoparlanti al limite del collasso investono di onde sonore l'aria che solo io respiro. Modulazioni portate all'estremo. Il sogno è sempre uguale, commissionato da me stesso per l'io elettrico che non si è mai spento. Non ci sono variazioni, ma visioni diverse dello stesso momento. Lo spartito è composto da una nota sola. Il pubblico non esiste. Mi sveglio e applaudo in silenzio.
Principesco
Ancora a proposito del "gusto" musicale, Quirino Principe sulle pagine di Classic Voice scrive parole decisive:
"Proprio in Italia, grazie alle note devastazioni avvenute nel campo dell'educazione alla musica, il crollo di conoscenza e di gusto musicale è rovinoso, e dove in altri paesi d'Occidente sono guasti e amarezze, qui sono distruzione e deserto...."
Ambient music
Spesso quando giro per i centri commerciali e per i negozi in genere mi chiedo come sarebbe piacevole e propositivo ai fini dell'acquisto, ascoltare della bella musica. Avere una colonna sonora per lo shopping,ecco. Entrare per comprare un paio di scarpe e sentire nel negozio del jazz ben suonato da Keith Jarrett, una melliflua e avvolgente musica elettronica di Brian Eno o le suite di Handel suonate da Sviatoslav Richter. Acquistare un maglione sentendo Frank Sinatra accompagnato dall'orchestra di Count Basie o un Burt Bacharach d'annata, provocherebbe certamente scelte di miglior stile. E come sarebbe apprezzato un centro commerciale che accogliesse i clienti con musiche diverse per ogni reparto: un Brandeburghese per la gastronomia, un'" Eine kleine" per la pasticceria, un Bolero per la profumeria. E certamente entrerei volentieri a comprare abbigliamento sportivo in uno spazio avvolto dalle tempeste elettriche dei Led Zeppelin o della Mahavisnhu Orchestra e sarei oltremodo felice di comprare hard disk portatili e schede grafiche con gli Iron Maiden o gli Adolescents come colonna sonora. Non tralasciando l'ultimo modello di Blackberry sull'onda del Miles Davis del periodo elettrico. Niente di tutto questo. Tutto troppo facile. Ovunque sfoghi il mio complesso maniaco-compulsivo del comprare, l'atto supremo della società moderna, resto ammorbato e violentato dolorosamente come fosse sempre la prima volta, da musiche, (ma non voglio chiamarle così) da rumori (neanche, i rumori sono bellissimi), da sciatti sfoghi di gente che o si chiama come un pittore italiano mezzo matto o come il cristallo dolce che si mette nel caffè. A questa triste lista si aggiunge ultimamente una certa Giusy qualcosa, mi dicono di gran moda, la quale accompagna ogni mio pranzo nel self service che abitualmente frequento. Ho protestato con la direzione, chiedendo se per caso avessero qualcosa di Steve Reich: tanto per sentire qualcosa di più moderno. Mi hanno dato del nazista.
50 anni di genio
Supermac e Superbrat, McJesus o The Genius; sempre e solo lui: John McEnroe. Auguri.
Oscuro Oggetto
L'Istituto nazionale di statistica, più comunemente conosciuto come Istat analizza periodicamente i consumi e le abitudini degli italiani. Dal 1926, puntualmente, ci aiuta a capire i cambiamenti della società italiana attraverso lo studio attento e rigoroso delle categorie merceologiche preferite dagli italiani. Una lucida e profonda ricostruzione, fondamentale per analizzare l'Italia e gli italiani. Confermando la assoluta conoscenza dell'attualità di questo paese e la propensione a descrivere il futuro che verrà, ha inserito, nell'ultimo "paniere", il famoso pacchetto di prodotti che "fotografa" e sintetizza la situazione attuale, un oggetto oscuro, avveniristico, che pochi fortunati hanno già posseduto: il film in dvd.
Lacrime di Roger
E' da poco finita la finale degli Australian Open. Ha vinto Rafael Nadal. Dopo le oltre cinque ore della semifinale con Verdasco, lo spagnolo ha corso come nessuno mai su un campo da tennis (neanche Borg) per altre quattro ore e più, vincendo in cinque set la finale contro Roger Federer. Lo svizzero rimpiangerà per molto tempo questa partita e le lacrime in cui si è sciolto al momento di parlare al pubblico durante la premiazione ne sono la prova nettissima. Primo set perso da 4-2, terzo set con valanghe di palle break non sfruttate, servizio mai così scadente che neanche il nostro Volandri. Lampi di classe che nulla hanno potuto contro lo strapotere fisico e mentale dello spagnolo. Il quinto set è stato un calvario che l'elvetico, a caccia del record di Sampras nelle vittorie dello Slam, ha cercato di abbreviare in tutti i modi. Non aveva più energie, erano rimaste soltanto le lacrime.
Lezione di piano
..."Solo quando si sanno suonare a tempo i salti della Campanella o le ottave all'inizio dello sviluppo del Concerto in si bemolle di Cajkovskij pensando cosa ordinare per cena, si può passare a occuparsi dell'interpretazione"... ( C. Rosen, Piano notes)
Tre cervi
Mezza collina toscana, tra Prato e Firenze. La sto attraversando in auto per tornare a casa. La nebbia avvolge le cime ricoperte dai boschi. E' una piccola strada quella che percorro: asfalto nerissimo, steso da pochi mesi e bagnato da una pioggia sottile ma insistente. L'acqua scorre da un bordo all'altro della carreggiata formando piccoli rivoli. Noto un'ombra che si muove nei pressi del bivio che dovrò prendere di lì a pochi metri. Penso a un cane o a qualcuno in bicicletta. Rallento e quasi mi passa davanti. Mi fermo, sono solo, niente auto in giro. Mi affaccio dal finestrino e non credo ai miei occhi. Un cervo si abbevera dell'acqua che scorre sulla strada. Alza appena la testa, poi si rimette a bere dandomi le spalle. Io sono senza parole. Scendo dall'auto, e al lato opposto ne vedo un altro. Sono giovani, forse femmine e stanno lì come se fosse la cosa pù normale del mondo. Sono tornato indietro nel tempo o troppo avanti, magari? Cosa ci fanno due cervi ai bordi di una strada di collina che solo pochi conoscono e usano come scorciatoia quando le autostrade sono intasate o anche solo per rilassarsi e godersi il paesaggio? I cervi nel Chianti sono effettivamente troppo anche come relax. Non passano altre macchine e io non riesco a ripartire. Dal pendio dove sbuca la strada che dovrei prendere per scendere in pianura, ne arriva un terzo. Questo è più anziano, credo, visto che dalla sua testa sbucano quelle protuberanze chiamate palchi. Il cervo non ha corna ma palchi avvolti di un tessuto vellutato che cresce col passare degli anni. Arrivato al bordo della strada si ferma e si mette a leccare l'acqua sull'asfalto. Anche lui. Vedo dei fari in lontananza. Tento inutilmente di fare una foto col telefono e mi sento molto, ma molto stupido. Non mi degnano di uno sguardo, e appena risalito in auto, li vedo dirigersi verso gli ulivi che costeggiano la collina. Nel poco tempo con quei tre cervi mi sono sentito di troppo. Era come se avessi invaso uno spazio e un luogo in cui tutto era tornato come era un tempo. E come dovrebbe essere di nuovo, in futuro.
Cari Auguri
A tutti quelli che passano da qua per sbaglio o per scelta auguro un fantastico 2009. Fate i bravi e non deludetemi. Che a quello ci penso io...
Uscire di scena a Natale
Spooner: "... No. Sei in terra di nessuno. Che non si muove, non cambia, non invecchia, ma che resta per sempre gelida e muta..."
Hirst: "A questo io brindo." (Terra di nessuno di Harold Pinter)
All(i)evi di stato
Il concerto natalizio tenuto dal "giovane pianista di fama internazionale" nell'aula del Senato era per profondità, passione e autorevolezza in perfetta sintonia con gli uomini politici presenti all'evento.
Il senso profondo dello sciopero
Venerdì mattina, una brutta mattina. Clienti depressi da loro stessi e dal loro lavoro, strade intasate per colpa di un incidente sull'autostrada A1. Il tratto da Firenze nord a Firenze sud è una coda continua. Da un lato le auto ferme per l'incidente, dall'altro i guardoni che pensando: “ poveracci...” rallentano e formano un'altra coda. A fatica devio per Prato. Esco alla prima uscita per andare a pranzo in un centro commerciale enorme che contiene anche diversi ristoranti. Devo perdere un po' di tempo fino al mio primo appuntamento del pomeriggio alle 15 e, penso, mi farò un giro per esplorare le nuovo frontiere del giocattolo moderno: le mie nipotine Martina e Beatrice non ammettono di essere deluse da Zioandrea. Mi chiamano così, tutto attaccato come un supereroe. Appena imbocco lo svincolo che mi porta al parcheggio del centro noto che i settori estremi, di solito vuoti nei giorni di lavoro, traboccano di auto. Strano, penso. Ascolto la radio. Il radiogiornale parla di uno sciopero indetto dal sindacato contro il governo. Me ne ero quasi dimenticato. Purtroppo il libero professionista non può che scioperare contro se stesso e non è proprio il massimo della lotta di classe auotolimitare i propri e già pochi guadagni. Vengo da una famiglia di operai e ricordo la passione e il coinvolgimento che mio padre e mia madre mettevano quando si trattava di lottare per migliorare i diritti di tanti. E ricordo anche le estenuanti trattative e i tentativi di evitarlo in tutti i modi, lo sciopero. “ Non serve a nessuno”, diceva mio padre, “ma arrivati a questi punti, non resta altro”. E parlava di situazioni in cui era lo stipendio e quindi il sostentamento stesso della famiglia in pericolo. Ripensando ai suoi racconti di quei giorni, riesco finalmente a raggiungere il parcheggio. Appena sceso dall'auto vengo trasportato da una fiumana di gente, verso l'ingresso del centro. L'edicola all'ingresso in cui riesco a rifugiarmi è presidiata dal solito caustico giornalaio:
“ Hai fatto sciopero anche te...? visto che bolgia? Meno male che c'è la crisi...”
“Niente sciopero caro,” rispondo, “solo un pranzo veloce e il giornale, grazie”
“Magari ce l'avessi... hanno finito tutto, mi è rimasta solo La Nazione”
“Allora mangio e basta, spero...ciao...”
Mi avvio alla scala mobile che porta al piano superiore, dove sono i ristoranti. Il centro è veramente pieno di gente. Famiglie intere con il padre vestito con pseudotuta sportiva attaccato al carrello, e mamma agghindata come fosse l'ultimo dell'anno che insegue i figli vestiti come dei rapper del Bronx.
Arrivato nei pressi del self-service dove di solito mangio, mi colpisce una faccia che sembra conosciuta. Lo guardo mentre lui si guarda intorno, svagato. Lo conosco: è il cassiere di una banca che mi annoverava tra i suoi peggiori correntisti. Una banca troppo grande per le mie modeste esigenze, da cui ero migrato verso una più umana e piccola banchina di provincia. Sembra appena alzato, capelli arruffati, una improbabile felpa rossa con la scritta ITALIA, pantaloni grigi felpati e scarpe da fintotrekking. Vicino a lui e al carrello su cui si appoggia stancamente c'è un bambino, il figlio credo, vestito esattamente come lui, tranne il colore della felpa con scritto ITALIA, azzurra e un videogame portatile da cui non alza gli occhi.
Devo per forza passare davanti a lui. Appena sorpassato il tipo mi sento chiamare:
“Morelli...! Andrea...!”
Mi volto con aria distratta. Lo guardo facendo finta di non riconoscerlo. In fondo lo avevo sempre visto in giacca e cravatta.
Mi viene incontro: “Andrea, come stai?
“Ciao Francesco... mica ti avevo riconosciuto..., bene... tu come stai?
“ Bene dai..., siamo qui in giro a fare un po' di spese di Natale, vero Luca? Tocca la spalla del bambino che muove la testa come per dire si ma non mi degna di uno sguardo, né pronuncia una parola.
“Bene..., bene...” dico, “sei in ferie..?”
“No, no... che ferie... oggi è sciopero. Non lo sai?Abbiamo approfittato per venire al centro commerciale. Tanto faceva sciopero anche la scuola di Luca... vero Luca...?
Silenzio.
“Che si fa sciopero anche in banca con tutti i soldi che guadagnate? “ Chiedo ridendo.
“Non è più così. Ci tocca lavorare sempre di più e le sicurezze sono sempre meno... caro Andrea... E te sempre nello stesso settore?... sempre rappresentante?”
“Eh si... per noi niente sciopero...”
“Ma voi avete un sacco di tempo libero... vi gestite il tempo...”
“Già..., insomma...” Mi hanno sempre detto tutti così, che ho un sacco di tempo libero. Non me ne sono mai accorto. Io.
“Allora piacere di averti rivisto” mi fa, “noi continuiamo il giro, dobbiamo ancora comprare qualcosa per Luca. Vuole il nuovo Nintendo...Vero Luca?
Silenzio.
“E io finalmente potrò comprarmi l'iPhone...ora che ho una giornata libera grazie allo sciopero... no...? Devo studiare i piani tariffari, mi ci vorrà un po' ma stasera me lo porto a casa... cazzo, una soddisfazione ogni tanto... sempre a lavorare...”
“Certo..., certo...”
“Tu ce l'hai l'iPhone, Andrea...?”
“No..., uso il Blackberry... mi è molto utile per il lavoro... “
“Si lo conosco...troppo complicato per me... L'iPhone è più bello dai...”
“Beh... buon proseguimento allora... ciao Francesco. Ciao Luca...
Silenzio.
Si allontanano. Scendono verso Mediaworld. Il ristorante ha la fila fuori. Torno indietro. Mi è quasi passata la fame. Lo sciopero per fare shopping. Neanche Ballard l'avrebbe immaginato.
Me ne vado dal centro commerciale. Andrò a mangiarmi un panino con la salsiccia da qualche paninaio per la strada, di quelli frequentati dagli operai dei cantieri intorno a Prato: albanesi, romeni e qualche marocchino. Gente che avrebbe molto da scioperare, visto che spesso ne muore qualcuno volando dalle impalcature senza protezioni. Ma se scioperano perdono il lavoro, mica vanno a Mediaworld.
The Last Samurai suite ( composed by Hans Zimmer, performed by Andrea Morelli and your vocal messaging by Blackberry)
Track 1: A way of life
Pronto...?
Track 2: Spectres in the fog
Pronto...?
Track 3: Taken
Chi parla...?
Track 4: A hard teacher
... ...
Track 5: To Know my enemy
so chi sei...
Track 6: Idill's end
parlami...
Track 7: Safe passage
... ...
Track 8: Ronin
Prontoo...!?
Track 9: Red warrior
Dillo ancora una volta...
Track 10: The way of the sword
Pronto!
Track 11: a small measure of peace
Grazie...
Fuori Tutto!
La social-mancetta natalizia elargita ai "poveri italiani" è l'ennesima svendita sottocosto di questa nazione.