domenica, 08 novembre 2009

Musica colta a Firenze

Torno al Teatro Comunale di Firenze dopo alcuni mesi dall’ultimo concerto visto. Una ottava di Beethoven mediocre e un’Incompiuta di Schubert che avrebbe preferito non essere mai iniziata. I ricordi non promettono mai bene. Questa volta si tratta di un concerto per piano solo. Ryuichi Sakamoto, che torna in Italia per presentare il nuovo album “Playing the piano”. Due pianoforti gran coda posti uno davanti all’altro che neanche le sorelle Labeque. Sakamoto ne suona uno solo(già difficile quello) l’altro viene comandato elettronicamente “in contrappunto”(indicano le note del programma di sala) con le note suonate dal musicista giapponese. Atmosfera da grande evento, già benedetto sui giornali come “concerto più innovativo dell’anno”, gran spolvero di splendide connazionali del musicista che per l’occasione hanno svuotato i negozi più chic di Firenze, e di appassionati di “musica d’avanguardia” (sento dire nel foyer del teatro da un elegantone finto-trasandato con capelli lunghi e grigi da pensatore profondo). Sono da sempre un ascoltatore attento della musica di Sakamoto. Lo considero un abile intrattenitore. Sin dai tempi della Yellow Magic Orchestra di cui era il leader, mi era piaciuto il tentativo di miscelare le obbligate radici orientali con l’electro pop europeo. Poi la svolta, le colonne sonore: Furyio, con la celeberrima Forbidden colors, la collaborazione con “Bernarda Bertolucci” per Ultimo Imperatore e Piccolo Budda, e il conseguente Oscar, che lo avevano proiettato tra le star internazionali di un certo tipo di musica colta. Reputazione confermata con lavori sia per solo piano che per orchestra, con adeguate e calcolate svolte elettroniche, dove a farla da padrone erano e sono scelte autoriali alquanto furbe. Il tutto confermato nella serata di giovedì scorso al Comunale. Inizio con un brano ovattato e ripetitivo, avvolto da un’astuto tappeto elettronico che fa da colonna sonora a immagini e scritte ecologiste che scorrono sul grande schermo sponsorizzato dalla Audi(!) Brano splendido se non fosse che sono passati più di trenta anni da quando gente come Glass, Steve Reich o Terry Riley ha scritto queste cose. Secondo brano in chiaro stile finto-debussyano e qua è quasi passato un secolo. Poi inizia il “contrappunto” con l’altro pianoforte. Il musicista giapponese pizzica le corde del piano creando un effetto rumoristico, alternato al piano comandato elettronicamente. John Cage torna tra noi, in peggio e con quel nonsoché di ri-sentito. Grandi applausi del pubblico che non aspetta neanche che il brano sia finito. E’ musica colta, va applaudita. Fortuna che l’autore include anche i suoi cavalli di battaglia, come i già citati brani tratti da Furyo, Ultimo Imperatore e Tè nel deserto. Gioia del pubblico che si scioglie in sospiri. Ora voglio dire: mi sono divertito, in fondo è stato un bel concerto e Sakamoto ha dimostrato anche un certo qual tocco sulla tastiera, ma resta per me un abile musicista pop che ha creato un suo rispettabilissimo universo musicale, rivendendolo come frutto di una straziante e solitaria ricerca d’avanguardia. Non è così: sono musiche che pescano dalla grande tradizione americana e inglese del minimalismo (tanto per dargli un nome) e in alcuni brani di precedenti lavori (Chasm), con voci registrate e sovrapposte, quasi si rasenta il plagio (Reich su tutti). Nei brani più intimisti si sente chiaramente il voler semplificare la lezione di Debussy usandone solo i colori e le tonalità che colpiscono l’immediato. Insomma: bene Sakamoto ma la smetta con questa aria da grande musicista contemporaneo immerso nella lezione di antichi maestri che si guarda bene dal nominare, come se tutto fosse farina del suo sacco. Modestia e citazione delle fonti ne farebbero un più simpatico intrattenitore, certamente raffinato, ma sempre immerso nel business della finta musica colta a una sola tonalità che fa sentire tanto intelligenti chi la ascolta. Il giorno dopo mi hanno detto che nella scaletta era incluso Bach. Non me ne sono accorto.

postato da: glenn63 alle ore 18:11 | link | commenti
categorie:
domenica, 25 ottobre 2009

Antichi detti

A esser troppo amici delle donne si invecchia prima...
postato da: glenn63 alle ore 18:38 | link | commenti (2)
categorie:
giovedì, 08 ottobre 2009

Non vinceranno mai

Oramai è una barzelletta. Ogni anno, il giorno dell'assegnazione del Nobel per la letteratura, accendo la radio e sento: "...favoriti Roth e DeLillo...". Scorro i titoli delle news in televisione e su internet: "...favoriti DeLillo e Roth..."
Sembra uno dei romanzi di un altro "mai premiato", Thomas Bernhard. Quasi sempre c'è un protagonista che deve iniziare a scrivere, che vuole farlo o che ha appena iniziato a farlo. Ma non finisce mai e spesso neanche inizia. Gli amabili accademici svedesi sono un pò così. Vorrebbero fortemente premiarli ma proprio non ce la fanno.
postato da: glenn63 alle ore 18:32 | link | commenti (6)
categorie:
giovedì, 24 settembre 2009

Altruismo pianistico

Durante una conferenza stampa domandarono ad Arthur Rubinstein se ascoltasse altri pianisti suoi contemporanei:

"Cerco di non farlo... se suonano male mi sento malissimo, se suonano bene, anche peggio..."
postato da: glenn63 alle ore 00:45 | link | commenti (1)
categorie:
giovedì, 03 settembre 2009

Morte del cinema a Venezia

Lo script:  sono un giovane regista cinematografico che sogna a occhi aperti da tutta la vita; immagino il mio mondo attraverso l'obiettivo della cinepresa, studio le opere dei grandi maestri e cerco di farmi largo nel mondo del cinema usando un mio meditato linguaggio (me lo hanno insegnato al Centro Sperimentale). La mia "cifra"... la mia idea del "guardare" e del condividere con il pubblico dei futuri film, le emozioni travolgenti prodotte dalle mie immagini.. Lavoro duro, studio, faccio l'aiuto regista, il facchino sul set, l'operaio delle luci. Alla fine un piccolo produttore mi offre una possibilità. Giro il mio primo lungometraggio: ci metto dentro tutto quello che ho. Viene bene, dicono. "Non sembra il solito film italiano", dicono. Mi portano a Venezia. Alla Mostra del cinema. Un sogno. Non ci credo. Ma è vero. Sono in concorso a Venezia e mi giudica Luciano Ligabue.

postato da: glenn63 alle ore 00:02 | link | commenti (8)
categorie:
sabato, 22 agosto 2009

Ritorni

Terminato il lavoro della vacanza si torna al vero riposo: il lavoro.

postato da: glenn63 alle ore 19:54 | link | commenti (2)
categorie:
martedì, 21 luglio 2009

Reset

Non esiste soddisfazione più grande di quella provata calpestando le ceneri fumanti di un monumento prima creato e poi abbattuto.

postato da: glenn63 alle ore 23:49 | link | commenti
categorie:
mercoledì, 08 luglio 2009

Al solito, noia

Federer ri-vince Wimbledon, ri-torna primo nel mondo e giornalistucoli calciofili lo definiscono il più grande, anche più di Lever(neanche sanno scrivere il nome giusto).

Chiunque ti chiede dove andrai in vacanza.

Amici ti confidano cose inutili spacciandole per tesori nascosti.

Muore Aldo G. Gargani e tutti pensano a Michael Jackson.

Fidanzate deluse cercano conforto nell'amico del deludente (che sarei io)

La schiena fa male.

Fortuna che ho comprato la Sigma Dp1. Lei mi restituisce i colori di questo mondo in scala di grigi.

postato da: glenn63 alle ore 11:11 | link | commenti (8)
categorie:
mercoledì, 10 giugno 2009

Trentottesimo consiglio

Prima di coricarvi, ascoltate "Summa for strings" di Arvo Part. Ripetere per almeno tre volte.

postato da: glenn63 alle ore 22:30 | link | commenti
categorie:
domenica, 07 giugno 2009

Lacrime di Roger/2

Pur avendole tentate tutte per non vincere il Roland Garros, questa volta è andata bene.  Raggiunto Sampras a quota 14 dunque, con molte possibilità di fare meglio da parte di un giocatore ancora giovane e in ottime condizioni fisiche (lui vinse il quattordicesimo titolo a 31 anni). Storico ingresso nel sestetto dei giocatori che hanno vinto almeno una volta tutti e quattro i titoli. L'ultimo era stato giusto dieci anni fa Agassi che oggi ha consegnato la Coppa dei Moschettieri al vincitore. Larime di gioia, quindi.

postato da: glenn63 alle ore 18:52 | link | commenti
categorie:
giovedì, 04 giugno 2009

Addio, Cole

In uno dei miei film preferiti, David Carradine interpreta Cole Younger, il bandito confederato che insieme ai fratelli James costituì una delle più temibili bande della storia del West. Ne "I cavalieri dalle lunghe ombre" (The long riders, 1980, regia di Walter Hill) Carradine è magnifico nell'interpretare un certo modo di essere fuorilegge e combattente devoto e inossidabile per una causa persa. La sua "ghigna" nel disprezzare i nordisti e gli ex amici che lo abbandonano dopo l'ultima rapina andata male è la ciliegia sulla torta di un film girato e recitato da maestri. Uno dei migliori western di sempre. I magnifici "ralenti" che omaggiano il genio di Peckinpah e il suo Mucchio Selvaggio, ( ampiamente copiati da John Woo, anni dopo) immortalano una delle più grandi facce del cinema americano. Famoso per la serie tv diventata un culto, "Kung fu" e per essere il perfido Bill nei due episodi di Kill Bill di Tarantino, Carradine ha lavorato con Scorsese e Bergman. Ricordiamolo così: al galoppo verso la sconfitta.

postato da: glenn63 alle ore 21:36 | link | commenti (5)
categorie:
domenica, 31 maggio 2009

Sorpresona

Da circa cinque minuti Rafael Nadal non è più il padrone del Roland Garros. Non aveva mai perso in questo torneo. Oggi si. (R. Soderling def  R. Nadal 6-2, 6/7, 6-4, 7-6)

postato da: glenn63 alle ore 18:10 | link | commenti (2)
categorie:
mercoledì, 27 maggio 2009

Benjamin per tutti

Gli emblemi ritornano come merci.

La tradizione degli oppressi ci insegna che "lo stato di emergenza" in cui viviamo è la regola.

C'è un quadro di Klee che s'intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L'angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l'infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle , mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta.

postato da: glenn63 alle ore 23:14 | link | commenti
categorie:
martedì, 12 maggio 2009

Rassegna stampa

Molto dispiaciuto della vicenda Gasquet, mi avvicino al chiosco dei giornali per rendermi conto delle mazzate che il povero "braccio d'oro" francese riceverà da certo giornalismo sportivo finto, fintissimo-bacchettone. Compro due quotidiani nazionali, quello dove pubblica il vecchio "scriba" del tennis, la Stampa dell'ottimo Semeraro e la Gazzetta. Entro al bar e occupo un tavolo, gettandoci sopra le chiavi dell'auto e i giornali. Vado a ordinare qualcosa da mangiare. Fatto l'ordine alla ragazza  dietro il banco, torno al tavolo: la Gazzetta è sparita. Mi guardo intorno e vedo un signore due tavoli oltre il mio che pranza beatamente, sfogliando  e sgualcendo il mio non più intonso giornale. "Scusi", faccio..." il giornale è mio... l'avevo lasciato su quel tavolo..."

Mi guarda a malapena: "il giornale è di tutti, ora lo leggo, poi glielo passo..." e riprende a mangiare. Immagino pensi che sia il quotidiano del bar, anche se, ripiegato insieme ad altri due giornali e con cose personali deposte "sopra" a mò di guardia, qualche dubbio sulla proprietà avrebbe dovuto sortirlo. Insisto:

"Volevo dire: il giornale è mio, nel senso che l'ho comprato poco fa in edicola, non è del bar, e gradirei leggerlo ora..."

"E allora...! esclama... "neanche un attimo... tenga, tenga...", mi risponde scocciato come se subisse un abuso. Alza il piatto e spinge via il quotidiano già deflorato da recenti schizzi di ragù. "Credevo ne leggesse uno alla volta", sibila alle  mie spalle mentre vado verso il tavolo. Tutto il bar pensa che io sia "lo" stronzo.

postato da: glenn63 alle ore 23:26 | link | commenti (5)
categorie:
mercoledì, 06 maggio 2009

Location

Come da copione presidenziale anche il divorzio si terrà in Abruzzo...

postato da: glenn63 alle ore 21:22 | link | commenti
categorie:
sabato, 25 aprile 2009

Tutto d'un pezzo

Forte, quel telegiornale: per anni, durante il 25 aprile, complice l'assenza del nostro beneamato premier, aveva relegato la notizia delle celebrazioni al quarto o quinto posto, subito prima dello scippo alla "signoramaria". Oggi che il beneamato presenzia:  titoli e prima notiziona, inviati sul posto che spiegano nei dettagli le "eroiche battaglie partigiane", interviste ai sopravvissuti delle stragi nazifasciste e dichiarazioni monopartisan di tutto il ceto politico che in quei tempi di scelte durissime avrebbe sposato la causa dell'"armiamoci e partite". Evviva la festa della liberazione, evviva la libertà!

postato da: glenn63 alle ore 15:35 | link | commenti
categorie:
mercoledì, 22 aprile 2009

Ora: Zero

Da ballardiano di vecchia data sono affranto. Il signore inglese che ha descritto e anticipato tutto quello che siamo e che diventeremo non c'è più. Ha predetto anche la sua morte, parlando della malattia che lo affliggeva da tempo nell'ultimo libro autobiografico"I miracoli della vita". Mentre scrivo queste note ho tra le mani il primo libro di James G. Ballard che comprai. Era il Natale del 1981 e già cercavo di frenare il tempo con l’aiuto dei libri. Insieme a qualche fumetto Marvel acquistai anche il numero natalizio di Urania. A quei tempi facevano uscire in concomitanza delle feste un volume con la copertina argentata, anziché la classica bianca, che riuniva più opere dello stesso scrittore. Una strenna a buon mercato per gli appassionati di fantascienza: Urania Natale. Lire 1500. La copertina riporta il contenuto: 1 romanzo e 10 racconti. I titoli: Ultime notizie dall’America e Ora zero. Proprio la nota in copertina relativa a quel racconto mi convinse all’acquisto: “i racconti di Ballard sono sempre sconvolgenti e traumatizzanti, ma quello che da il titolo alla raccolta qui inclusa potrà avere effetti ancora più drastici. Si consiglia quindi vivamente di leggerlo per ultimo onde non rischiare, dopo averlo letto, di non essere materialmente in grado di leggere gli altri.”

Mi fu impossibile resistere e corsi a casa per sprofondare dentro il mio primo inferno ballardiano.

Quel racconto freddo e spietato come l’inverno dell‘81, scritto in un modo semplice e classico, è un esempio magistrale di come Ballard analizzi e traduca i desideri malvagi che ognuno di noi ha.

Lessi velocemente il racconto e alla fine restai in silenzio guardandomi intorno. La mia camera, i libri, lo stereo con gli lp sparsi intorno, il poster di J. McEnroe che aveva da poco vinto il primo Wimbledon.

Pensai: e se questo tizio facesse sul serio? Morirò presto? Restai in attesa, poi capii che quello scrittore mi aveva fregato. Lo conoscevo da poco, e me l’aveva fatta. Ero la cavia ideale: giovane e deviato, pronto a vivere il futuro nel modo peggiore possibile.

Non starò a ricordare i tanti titoli di Ballard che valga la pena di leggere: tutti. Trovateli. Sparsi per tante case editrici, spesso mal tradotti, ma fondamentali.

A volte mi chiedono: “se potessi scegliere, come quale scrittore vorresti scrivere?” Chi mi conosce potrebbe dire Bernhard, o Celine magari. DeLillo anche. Sono felice di aver incrociato nella mia vita “il Voyage”, “Gelo” e “Rumore Bianco”, sarei stato molto peggio senza di loro. Moltissimo.

Ma a quella domanda risponderei: “ come Ballard…, vorrei scrivere come James Graham Ballard e ammazzarvi tutti!”

 

postato da: glenn63 alle ore 00:16 | link | commenti (5)
categorie:
giovedì, 16 aprile 2009

Incredibile ma vero

Al torneo di Montecarlo Roger Federer è stato sconfitto da un tennista svizzero...

postato da: glenn63 alle ore 23:32 | link | commenti (2)
categorie:
lunedì, 13 aprile 2009

Compleanno

Aprile è il mese più crudele, genera
Lillà dalla terra morta, mescola
Memoria e desiderio, stimola
Le sopite radici con la pioggia primaverile...

postato da: glenn63 alle ore 18:40 | link | commenti (6)
categorie:
domenica, 05 aprile 2009

Evento franoso in atto

Nelle amicizie, salvo rare e per me (fortunatamente) preziosissime eccezioni, sono sempre lo sfruttato, il precario. Quello che dà. Usato come si usa un motore di ricerca o un consulente di coppia. Ho salvato matrimoni, trovato lavori, consigliato libri risultati "decisivi" (pessima definizione), film sconosciuti ("grande Andrea! grazie... è un cult...!") e musica fantastica ( diffidate da chiunque vi dica: "te che sei un esperto...") a gente che non lo meritava e che pensavo amici. Niente. Non mi è tornato niente. Soltanto il classico: "che fine hai fatto? Non ti fai mai sentire.." detto da qualcuno incontrato per caso dopo mesi di silenzio, che pensa all'attacco come miglior difesa. Da ora in poi mi farò pagare.

postato da: glenn63 alle ore 16:56 | link | commenti (15)
categorie:
venerdì, 20 marzo 2009

Garanzia

Se Dio esiste è uguale al Dottor Manhattan di Watchmen...

postato da: glenn63 alle ore 09:29 | link | commenti
categorie:
lunedì, 16 marzo 2009

Nel sonno

Un coro di voci bianche intona il terzo atto di "the Photographer" di Philip Glass. Io dirigo. Enormi altoparlanti al limite del collasso investono di onde sonore l'aria che solo io respiro. Modulazioni portate all'estremo. Il sogno è sempre uguale, commissionato da me stesso per l'io elettrico che non si è mai spento. Non ci sono variazioni, ma visioni diverse dello stesso momento.  Lo spartito è composto da una nota sola. Il pubblico non esiste. Mi sveglio e applaudo in silenzio.

postato da: glenn63 alle ore 22:42 | link | commenti
categorie:
venerdì, 13 marzo 2009

Trentasettesimo consiglio

Se non raggiungete certi obiettivi date la colpa ad altri.

postato da: glenn63 alle ore 00:30 | link | commenti (2)
categorie:
lunedì, 02 marzo 2009

Principesco

Ancora  a proposito del "gusto" musicale, Quirino Principe sulle pagine di Classic Voice scrive parole decisive:

"Proprio in Italia, grazie alle note devastazioni avvenute nel campo dell'educazione alla musica, il crollo di conoscenza e di gusto musicale è rovinoso, e dove in altri paesi d'Occidente sono guasti e amarezze, qui sono distruzione e deserto...."

postato da: glenn63 alle ore 22:03 | link | commenti (2)
categorie:
lunedì, 23 febbraio 2009

Ambient music

Spesso quando giro per i centri commerciali e per i negozi in genere mi chiedo come sarebbe piacevole e propositivo ai fini dell'acquisto, ascoltare della bella musica. Avere una colonna sonora per lo shopping,ecco. Entrare per comprare un paio di scarpe e sentire nel negozio del jazz ben suonato da Keith Jarrett, una melliflua e avvolgente musica elettronica di Brian Eno o le suite di Handel suonate da  Sviatoslav Richter. Acquistare un maglione sentendo Frank Sinatra accompagnato dall'orchestra di Count Basie o un Burt Bacharach d'annata, provocherebbe  certamente scelte di miglior stile. E come sarebbe apprezzato un centro commerciale che accogliesse i clienti con musiche diverse per ogni reparto: un Brandeburghese per la gastronomia, un'" Eine kleine" per la pasticceria, un Bolero per la profumeria. E certamente entrerei volentieri a comprare abbigliamento sportivo in uno spazio avvolto dalle tempeste elettriche dei Led Zeppelin o della Mahavisnhu Orchestra e sarei oltremodo felice di comprare hard disk portatili e schede grafiche con gli Iron Maiden o gli Adolescents come colonna sonora. Non tralasciando l'ultimo modello di Blackberry sull'onda del Miles Davis del periodo elettrico. Niente di tutto questo. Tutto troppo facile. Ovunque sfoghi il mio complesso maniaco-compulsivo del comprare, l'atto supremo della società moderna, resto ammorbato e violentato dolorosamente come fosse sempre la prima volta, da musiche, (ma non voglio chiamarle così) da rumori (neanche, i rumori sono bellissimi), da sciatti sfoghi di gente che o si chiama come un pittore italiano mezzo matto o come il cristallo dolce che si mette nel caffè.  A questa triste lista si aggiunge ultimamente una certa Giusy qualcosa, mi dicono di gran moda,  la quale accompagna ogni  mio pranzo nel self service che abitualmente frequento. Ho protestato con la direzione, chiedendo se per caso avessero qualcosa di Steve Reich: tanto per sentire qualcosa di più moderno. Mi hanno dato del nazista. 

postato da: glenn63 alle ore 22:58 | link | commenti (3)
categorie:
lunedì, 16 febbraio 2009

50 anni di genio

Supermac e Superbrat, McJesus o The Genius; sempre e solo lui: John McEnroe. Auguri. 

postato da: glenn63 alle ore 00:11 | link | commenti (12)
categorie:
venerdì, 06 febbraio 2009

Oscuro Oggetto

L'Istituto nazionale di statistica, più comunemente conosciuto come Istat analizza periodicamente i consumi e le abitudini degli italiani. Dal 1926, puntualmente, ci aiuta a capire i cambiamenti della società italiana attraverso lo studio attento e rigoroso delle categorie merceologiche preferite dagli italiani. Una lucida e profonda ricostruzione, fondamentale per analizzare l'Italia e gli italiani. Confermando la assoluta conoscenza dell'attualità di questo paese e la propensione a descrivere il futuro che verrà, ha inserito, nell'ultimo "paniere", il famoso pacchetto di prodotti che "fotografa" e sintetizza la situazione attuale, un oggetto oscuro, avveniristico, che pochi fortunati hanno già posseduto: il film in dvd.

postato da: glenn63 alle ore 09:57 | link | commenti (2)
categorie:
domenica, 01 febbraio 2009

Lacrime di Roger

E' da poco finita la finale degli Australian Open. Ha vinto Rafael Nadal. Dopo le oltre cinque ore della semifinale con Verdasco, lo spagnolo ha corso come nessuno mai su un campo da tennis (neanche Borg) per altre quattro ore e più, vincendo in cinque set la finale contro Roger Federer. Lo svizzero rimpiangerà per molto tempo questa partita e le lacrime in cui si  è sciolto al momento di parlare al pubblico durante la premiazione ne sono la prova nettissima. Primo set perso da 4-2, terzo set con valanghe di palle break non sfruttate, servizio mai così scadente che neanche il nostro Volandri. Lampi di classe che nulla hanno potuto contro lo strapotere fisico  e mentale dello spagnolo. Il quinto set è stato un calvario che l'elvetico, a caccia del record di Sampras nelle vittorie dello Slam, ha cercato di abbreviare in tutti i modi. Non aveva più energie, erano rimaste soltanto le lacrime.

postato da: glenn63 alle ore 15:32 | link | commenti (3)
categorie:
giovedì, 22 gennaio 2009

Lezione di piano

..."Solo quando si sanno suonare a tempo i salti della Campanella o le ottave all'inizio dello sviluppo del Concerto in si bemolle di Cajkovskij pensando cosa ordinare per cena, si può passare a occuparsi dell'interpretazione"... ( C. Rosen, Piano notes)

postato da: glenn63 alle ore 23:42 | link | commenti (2)
categorie:
mercoledì, 14 gennaio 2009

Tre cervi

Mezza collina toscana, tra Prato e Firenze. La sto attraversando in auto per tornare a casa. La nebbia avvolge le cime ricoperte dai boschi. E' una piccola strada quella che percorro: asfalto nerissimo, steso da pochi mesi e bagnato da una pioggia sottile ma insistente. L'acqua scorre da un bordo all'altro della carreggiata formando piccoli rivoli. Noto un'ombra che si muove nei pressi del bivio che dovrò prendere di lì a pochi metri. Penso a un cane o a qualcuno in bicicletta. Rallento e quasi mi passa davanti. Mi fermo, sono solo, niente auto in giro. Mi affaccio dal finestrino e non credo ai miei occhi. Un cervo si abbevera dell'acqua che scorre sulla strada. Alza appena la testa, poi si rimette a bere dandomi le spalle. Io sono senza parole. Scendo dall'auto, e al lato opposto ne vedo un altro. Sono giovani, forse femmine e stanno lì come se fosse la cosa pù normale del mondo. Sono tornato indietro nel tempo o troppo avanti, magari? Cosa ci fanno due cervi ai bordi di una strada di collina che solo pochi conoscono e usano come scorciatoia quando le autostrade sono intasate o anche solo per rilassarsi e godersi il paesaggio?  I cervi nel Chianti sono effettivamente troppo anche come relax. Non passano altre macchine e io non riesco a ripartire. Dal pendio dove sbuca la strada che dovrei prendere per scendere in pianura,  ne arriva un terzo. Questo è più anziano, credo, visto che dalla sua testa sbucano quelle protuberanze chiamate palchi. Il cervo non ha corna ma palchi avvolti di un tessuto vellutato che cresce col passare degli anni. Arrivato al bordo della strada si ferma e si mette a leccare l'acqua sull'asfalto. Anche lui. Vedo dei fari in lontananza. Tento inutilmente di fare una foto col telefono e mi sento molto, ma molto stupido. Non mi degnano di uno sguardo, e appena risalito in auto, li vedo dirigersi verso gli ulivi che costeggiano la collina. Nel poco tempo con quei tre cervi mi sono sentito di troppo. Era come se avessi invaso uno spazio e un luogo in cui tutto era tornato come era un tempo. E come dovrebbe essere di nuovo, in futuro.

postato da: glenn63 alle ore 22:36 | link | commenti (7)
categorie:

Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NoDerivs 2.0 Italy License.